Il feroce perdono di Megan Nolan. Come inciampare nei ricordi e cadendo rialzarsi

Si può parlare di forme d’amore e di violenza senza risultare falsi o banali, e la bellezza di Atti di sottomissione di Megan Nolan, tradotto dalla bravissima Tiziana Lo Porto per la collana “Le Fuggitive” di NNE, sopravvive ricordo dopo ricordo nella sua sincerità ai limiti della provocazione.

Adoro i libri che hanno quel sapore amaro di una realtà scomoda e a tratti brutale. Ti fanno sentire in pericolo, li apri e ti senti soffocare di nuovo. Poi lentamente pagina dopo pagina qualcosa cambia. Quel mare mosso che ti tirava sotto sembra non appartenerti più. Mentre i capitoli scorrono incominci a guardarlo da fuori come in un lungo campo cinematografico, e allora quel disagio scompare perché quel naufrago è restato in vita.

Atti di sottomissione (Acts of Desperation nel titolo originale) è un romanzo di solitudini. Come una biografia che andiamo a rileggere per capire a che punto siamo della nostra vita, ma soprattutto come ci siamo arrivati a questo punto, a desiderare una salvifica desolazione sotto il sole di Atene. Come si può arrivare al rifiuto di un corpo maschile e, nonostante ciò, dire ancora sì, cedere ancora una volta guardando altrove

I suoi gemiti mi disgustavano. Ho guardato il soffitto, desiderando che finisse, mentre lacrime roventi di frustrazione mi riempivano gli occhi.

Ma è anche una storia che parla di Ciaran. Amato alla follia, desiderato più di ogni altra cosa al mondo, ma con tale intensità odiato, tradito e abbandonato. Un po’ risuona nelle orecchie la triste frase della ruota che gira, che arriva per tutti il momento della vendetta.

E se non fosse vendetta, se il desiderio carnale di altre persone fosse solo il tentativo ultimo di riappropriarsi di quel che resta della bellezza e della gioventù prima che esse svaniscano, come a voler ristabilire un equilibrio che gli altri non possono vedere:

Ero così bella. La discrepanza tra quello che mi stava succedendo dentro e l’aspetto che avevo rendeva il mio potere infinito. Il mio aspetto concedeva a tutto il caos che avevo dentro una grazia salvifica, un fascino disordinato.

 Ho odiato e amato l’intensità e la sfacciataggine di queste pagine, con le cose vere è così. Ma più di  ogni altra cosa forse ho perdonato qualcosa o qualcuno. 

Ho capito che certe debolezze negli altri, sono intollerabili – per lo meno quando non le ami.

Questo libro è per chi ha desiderato fortemente riempire un vuoto. Per chi non ha dormito la notte aspettando un messaggio o una chiamata che non sono mai arrivati. Per chi ha fumato sigarette fissando bottiglie di birra vuote, per chi è stata tanto incosciente e coraggiosa da perseverare fino a perdersi, per chi voleva essere amata senza amarsi.

Antonio Di Dio

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