Biancaneve, il macabro dietro la fiaba dei Fratelli Grimm

È il 1812 quando Jacob Ludwig Grimm e Wilhelm Karl Grimm, meglio conosciuti come i fratelli Grimm, pubblicano la fiaba Biancaneve e i sette Nani, che nei secoli successivi sarebbe diventata la favola più conosciuta da tutti i bambini.

Fratelli Grimm: chi sono i padri di Biancaneve

Linguisti, filologi germanici e professori, i fratelli Grimm furono gli scrittori delle maggiori fiabe che tutti noi ricordiamo sin dall’infanzia: da Raperonzolo al Principe Ranocchio, da Pollicino al Gatto con gli Stivali, da Barbablù fino a Biancaneve. La maggior parte delle fiabe, mai considerate adatte per i bambini, avevano come fonte la voce del popolo.

Le storie erano infatti frutto di tradizioni e culture di un paese, la Germania, che nel corso dell’Ottocento era diviso in piccoli stati e necessitava quinti di unità. E perché non partire proprio dall’unificazione di un patrimonio culturale comune?

Il macabro dietro alle fiabe dei Grimm

Le favole narrate dai Fratelli Grimm, ritrovate poi nelle migliori trasposizioni Disney della nostra infanzia, sono state solo in seguito adattate per il pubblico dell’infanzia. Quando pensiamo ai Grimm non dobbiamo infatti aspettarci di leggere favole canoniche e dal lieto fine.

Sangue, sesso, carnalità e vicende truculente. Sono questi gli elementi chiave delle storie con principesse, ranocchi e streghe come protagonisti. Basta prendere ad esempio una favola originale dei Grimm e confrontarla con uno tra i cartoni della Disney che hanno accompagnato la nostra infanzia per notare le censure e le trasformazioni apportate nelle trasposizioni, ossia Biancaneve.

Biancaneve: la vera storia della principessa Disney più amata

La fiaba di Biancaneve inizia con la figura di una regina desiderosa di avere una figlia che, un giorno, cucendo, si punse il dito con un ago ed il suo sangue sgorgò fuori ricadendo sulla neve. Estasiata dal contrasto di quei colori, la Regina bramò di avere una figlia bianca come la neve, rossa come il sangue e nera come l’ebano della finestra su cui era poggiata. Nella fiaba, la Regina riesce ad avere questa bambina proprio come l’aveva desiderata. Ma la neonata sarà anche artefice della sua morte proprio dopo il parto.

Il padre di Biancaneve si risposò con una donna molto bella ma anche molto vanitosa che aveva uno specchio magico che interrogava ogni giorno su chi fosse la donna più bella di tutto il reame. Un giorno la regina si infuriò perché lo specchio dichiarò che era Biancaneve la più bella, ormai sbocciata nel suo candore. Così ordinò al cacciatore di ucciderla e di portarle il suo cuore, ma non per chiuderlo in una scatola come nel lungometraggio Disney, bensì per mangiarselo con sale e pepe sopra!

L’incontro di Biancaneve con i Nani e la Strega

Nella fiaba si racconta che all’entrata della casa dei sette nani, Biancaneve, disorientata ed impaurita, provò tutti i lettini presenti nella stanza per trovare quello adatto a lei dove addormentarsi. Nel cartone Disney la graziosa intrusa aveva rassettato e cucinato per gli abitanti di quella casetta. I fratelli Grimm descrivono invece una Biancaneve che mangia gli avanzi lasciati dai nani nei piatti. In un contesto schiettamente maschilista, i nani decidono di far restare Biancaneve nella loro casetta a costo che questa cucini, lavi e stiri per loro.

Quando la regina si accorse che Biancaneve era ancora viva e che era stata soccorsa dai nani, non si trasformò magicamente in una vecchia arcigna e tenebrosa come nel cartone. Bensì si truccò un po’ e si affacciò alla porta della fanciulla fingendosi una mendicante. Con quei travestimenti posticci riuscì comunque a farsi aprire da lei. Dapprima provò a vendere a Biancaneve dei nastrini per il corpetto che la strinsero talmente tanto in vita da soffocarla. (Ma venne salvata dai nani). Poi le vendette un pettine avvelenato, ma anche stavolta sopravvisse. Infine fu il turno della mela avvelenata, venduta da un’apparente contadina.

La morte di Biancaneve e il rapporto macabro col Principe nella fiaba dei fratelli Grimm

Le trasformazioni della regina sono dunque molteplici. Utili per poter entrare nella casetta nonostante le raccomandazioni date dai nani a Biancaneve di non aprire a nessuno. La fiaba prosegue ancora in direzione parallela rispetto al cartone quando Biancaneve muore. Ella venne messa dai nani una bara di vetro e un principe che passò di lì, estasiato dalla sua bellezza, avrebbe voluto comperarsi in monete la ragazza morta con tutta la bara! E i nani ovviamente glielo concessero.

Così il principe mise la bara con Biancaneve nel suo castello e non c’era un momento della giornata in cui non la osservava. Uno scenario a dir poco macabro che mai ci saremmo aspettati da quel candido giovane del cartone Disney. Ma i servitori del castello, gelosi di quella fanciulla morta, l’alzarono dalla sua sepoltura. Le diedero un colpo sulla schiena che la fece ravvivare tutto d’un colpo. I due dunque si sposarono con una passione tale che, in fin dei conti, ebbe origine in un retroscena spettrale, lugubre e piuttosto funereo.

Tiriamo le somme

Far vedere ai bambini un cartone che trattasse la storia di Biancaneve come era stata pensata alle origini risultò pertanto una scelta sconveniente. Sono molte le riletture fatte da accademici e storici su questa favola, soprattutto in chiave psicanalitica. Ma noi abbiamo voluto mettere in risalto questo alone assurdo e stravagante che potrebbe tranquillamente essere trasposto in un film d’animazione perfetto da vedere ad Halloween.

È proprio questo lato grottesco e raccapricciante a rendere uniche le fiabe popolari dei fratelli Grimm che, con il loro stile colorito e le venature ironiche, sono riusciti a tendere il filo rosso che ha unito un’intera nazione.