Frammenti di un Blue discorso – suggestioni della Biennale Teatro 2021

Giorno 1_Accordi d’apertura

È il quarto giorno di Biennale Teatro. Per me è suonata la sveglia del primo. La prima volta ha tutta l’onda del fremito e della poesia. Così è questo approdo alla Laguna con lenti trasporti ritardatari. Mi confondo tra turisti stranieri e, travolta da benefiche sensazioni di pace interiore e romanticismo ritrovato con me stessa, ricerco una sana corrispondenza con la grazia cosmica.

Richiami di gabbiani in volo, bagnati dalla vitalità morente di questo tramonto d’estate, sono l’ouverture de Altro Stato di Lenz Fondazione. In quell’interrogativo, che riprende il testo di Calderòn de La Barca, “Chi sono io?” ripetuto, mangiato, biascicato, trascinato dall’interprete Barbara Voghera emerge l’atroce dualità che oscilla tra servo e padrone, povero e ricco. Lo spettatore così convinto nei discorsi in platea delle imminenti vacanze nel mare siciliano, si perde e naufraga in una pozza lacustre composta da punti di domanda senza appiglio, gondole di carta. “La vita è un sogno. Il sogno è esso stesso un sogno”. Una scatola cinese che non conosce l’ultimo fondo. Come un sospiro lo spettacolo si chiude dopo 40 minuti e fa da contrappunto a quello dell’interprete fuori scena, che dietro il telo solleva gli occhi al cielo in silenzioso ringraziamento di lode alla divinità.  

Giorno 2_Contatti.

Lo spazio del Teatro alle Tese nello scenario dell’Arsenale è ricoperto da innumerevoli materassi sparsi. Dei drappi leggeri bianchi attorno si muovono per la presenza di flussi d’aria. Ha inizio così il duello corporeo-vocale di Roberto Latini che dà dimensione teatrale al romanzo di Giovanni Testori In Exitu. È un respiro lungo 70 minuti, una lenta agonia di santità mancata. Le memorie del tossicodipendente omosessuale Gino Riboldi si mescolano ad un passato fatto di autoritarismo scolastico e familiare ed un presente in cui la finitudine dei suoi passi in bilico sul binario tronco dell’esistenza cerca la libertà creativa della parola. Come il titolo latino che rievoca il commiato, lo spettatore guarda attraverso la fessura di una soglia la dissoluzione di un corpo di cui resta un bagliore immenso e un sepolcro vuoto.

Giorno 3_Appelli

Chi ha ucciso mio padre /Qui a tué mon père è una domanda senza interrogativo. La stessa che rimbalza nella testa dello spettatore che, prendendo posto nel Teatro Goldoni, chi stupito chi indifferente, viene già accolto dalla presenza del protagonista Édouard Louis. Lui scrive, prende appunti sul suo Mac e i minuti si rincorrono in attesa del momento in cui lui racconterà quella storia così intima e personale. Così storia di tutti. Nella drammaturgia a due delineata da Ostermeier/Louis la voce silenziosa di un figlio che vuole essere accettato e amato nella sua omosessualità da un padre introverso e autoritario fa eco a tante simili voci. Lo stesso che, a causa della rigida politica francese nel campo del sostegno economico a persone invalide, diventerà impotente e povero. Il teatro alza la voce ed apre il sipario sulla realtà, senza finzioni, sublimandola in concrete espressioni artistiche. La creatività di Ostermeier si dischiude al talento del drammaturgo Louis, rinnovandosi, mettendo un po’ da parte il puro estetismo. Diventa linfa vitale di discussione ed interrogativi, soprattutto in questo periodo di continue sottrazioni.

Giorno 4_Fondamenta

Nella cornice di Campo Santo Stefano, tra palazzi di potere e grandezza, pannelli squadrati riflettenti e pieni di sale, un monte di abiti usati dalle sfumature blu, una maschera di creatura marina sono dislocati nello spazio. Le sedie delimitano la scena, ma attorno il brusio frenetico dei turisti non si placa. Eppure il corpo scolpito dal training di performer e danzatore di Stellario Di Blasi blocca il tempo ed interroga lo sguardo. Ab Imis | Iolagemmainnestai è la creazione di un’ipotesi che mescola più linguaggi artistici: accanto alle riflessioni di Bauman sul consumo di una società liquida si aggancia una poetica dell’Assenza che, nutrita dai versi di Emily Dickinson, trasforma il momento sospeso pandemico in una smembrata autodissoluzione. Nel monologo finale di Novecento, scritto da Alessandro Baricco, il protagonista pronuncia: “Non è quel che vidi che mi fermò. È quel che non vidi.[…] Lo cercai, ma non c’era, in tutta quella sterminata città c’era tutto. […] Ma non c’era una fine.” È questa la sensazione provata. Impossibile da pronunciare, ma è certo che, in questo quadrato di edifici storici sulla Laguna reale e onirico disegnato da Di Blasi, non s’intravede l’epilogo.

Fine_Note a margine

Il Blu, il colore dominante di questa Biennale Teatro 2021, ricorda le distese marine salate, le sfumature della stessa Venezia, città anfibia. È noto che le parole sale, sapore e sapere abbiano la stessa radice semantica che riconduce al gusto. Quello di tornare a vivere la comunità teatrale dopo il lutto e le perdite. Quello di sperare che non si smetta più e comprenderlo con buone prospettive di certezza.

Crediti

Altro Stato

Anno / durata: 2020, 40’

Da: “La vita è sogno” di Pedro Calderón de la Barca

Traduzione, drammaturgia, imagoturgia: Francesco Pititto

Installazione, regia, costumi: Maria Federica Maestri

Interprete: Barbara Voghera

Musica: Johann Sebastian Bach, Claudio Rocchetti

Cura: Elena Sorbi

Organizzazione: Ilaria Stocchi

Ufficio stampa, comunicazione, promozione: Michele Pascarella

Cura tecnica: Alice Scartapacchio, Lucia Manghi

Produzione: Lenz Fondazione

Qui a tué mon pere

Anno / durata: 2020, 80’ (prima italiana)

Scritto e interpretato da: Édouard Louis

Diretto da: Thomas Ostermeier

Video design: Sébastien Dupouey, Marie Sanchez

Musica: Sylvain Jacques

Drammaturgia: Florian Borchmeyer, Élisa Leroy

Luci: Erich Schneider

Costumi: Caroline Tavernier

Scene: Nina Wetzel

Coproduzione: Schaubühne Berlino e Théâtre de la Ville Parigi

Presentato in anteprima a: Théâtre de la Ville – Les Abbesses il 9 settembre 2020, “Who killed my father” – 2018 – éditions du Seuil

Ab Imis | Iolagemmainnestai

Anno / durata: 2021, 45′ (prima assoluta)

Concept, drammaturgia e performance: Stellario Di Blasi

Produzione: La Biennale di Venezia

Per la cura degli oggetti, si ringrazia: Eleonora De Leo

Realizzazione allestimento scenico: Chiediscena, Filippo Iezzi

Maschera realizzata da: Roberta Traversa

Vincitore del bando: Biennale College Teatro – Performance Site Specific 2021

In Exitu

Anno / durata: 2019, 70’

Di: Giovanni Testori

Adattamento, interpretazione e regia: Roberto Latini

Musiche e suono: Gianluca Misiti

Luci e direzione tecnica: Max Mugnai

Collaborazione tecnica: Riccardo Gargiulo, Marco Mencacci, Gianluca Tomasella

Produzione: Compagnia Lombardi-Tiezzi

In collaborazione con: Napoli Teatro Festival Italia, Associazione Giovanni Testori, Armunia – Festival Inequilibrio

Con il sostegno di: Regione Toscana e MiC

Riferimenti: https://www.labiennale.org/it/teatro/2021

Gabriella Birardi Mazzone