La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati, un’isola di privilegio che anticipò la malavita

Ne abbiamo sentito parlare in questi giorni alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nella lizza dei film fuori concorso, con la pellicola di Stefano Mordini; ma qui vogliamo soffermarci sul romanzo da cui trae origine. In perfetta linea #BacktoSchool, intriso di una tra le pagine più tragiche della storia nazionale, La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati – premio Strega del 2016 – racchiude in sé tutte quelle ansie dei ritorni, dei cambiamenti, dei nasi all’insù e degli sguardi sempre proiettati verso la finestra e l’esterno avveniristico mentre dentro, a scuola, si educa ad una sonnolenta affermazione di sé.

In oltre mille pagine, l’autore, nato a Roma nel ’56 e insegnante da oltre vent’anni nel penitenziario di Rebibbia, racconta gli anni Settanta dai banchi di una scuola privata del quartiere Trieste. La storia, un flusso di coscienza che si insinua sotto le gambe degli insegnanti, nel tempo libero degli studentelli della Roma bene e nei pensieri falso-rivoluzionari dei giovani tenuti lontani dalle quisquiglie sociali e politiche, ha come nucleo l’origine del Massacro del Circeo e come si è arrivati a quel violento episodio. A fare da sfondo è quella scuola che avrebbe generato i “mostri” omicidi, un istituto pregno di ideali discordanti che rifuggivano dal reale pensiero che galoppava là fuori. Una gabbia finto-dorata, dalla cui smaltatura iniziava ad affiorare il materiale sottostante, carnale, sporco e impudico, che non lasciava pulito nessuno.

Quello di Albinati è un romanzo fiume suggestivo e attraente che, nonostante le 1294 pagine, scorre veloce e sembra che le parole escano fuori dalla nostra bocca e dalle nostre memorie dei banchi di scuola. Ciò che si legge è un riflessione di quel periodo a diversi anni di distanza, con considerazioni più informate ed attuali su quello che era prima. Albinati fa una rigida critica alla didattica delle scuole cattoliche. Il cristianesimo è contraddittorio e viene spesso messo in discussione.

Con quella proibizione il peccato diventa a suo modo inevitable, poiché sarebbe stato peccato anche non mangiarla quella mela, lasciarla lì appesa all’albero, che cosa ne dite? Rispettando il divieto, l’uomo non avrebbe mai avuto accesso alla condizione umana, non avrebbe mai raggiunto la sua pienezza, che, non ci crederete perché sembra assurdo, ma consiste esattamente, e-sat-ta-men-te, nella sua manchevolezza, cioè, nel peccato! Insomma non sarebbe stato uomo mentre obbediva, e lo è diventato solo cadendo, precipitando… perdendosi. Non vi era alternativa. E non vi è neppure adesso… forse.

Queste le parole proferite da Golgata, un professore del San Leone Magno in una riflessione che sembra partorita direttamente dai classici di Dostoevskij, i quali dall’Ottocento sbandierano che per raggiungere la libertà l’uomo debba passare prima per la sofferenza e per il male.

La scuola educava e formava studenti di sesso maschile che dovevano sentirsi dei privilegiati poiché veniva data loro l’opportunità di diventare la classe dirigente del domani. Un catechismo che però, secondo Albinati, sulla carta predica quasi l’opposto. Altrimenti quei banchi di scuola non avrebbero generato un gruppo di stupratori con una formazione machista e prevaricatrice. Nella scuola, priva di un comparto femminile, si respirava infatti l’aria di un maschilismo spinto, di un rifiuto della femminilità ma allo stesso tempo di una ricerca di questa. Ed era proprio tale atteggiamento, secondo lo scrittore, ad avvicinare i ragazzi ad una sorta di omosessualità latente.

A far riflettere molto i ragazzi de La Scuola Cattolica sono anche le classi sociali. Loro studiano in una scuola privata, chi va alle pubbliche è come se girasse con un marchio ben visibile addosso. Ma i giovani non sanno fino in fondo di essere dei privilegiati, come potrebbero? Guardandosi allo specchio vedono solo degli adolescenti in carne ed ossa, senza problemi né rimpianti. Al contrario, i borgatari conoscono sin da subito qual è la loro etichetta e il recinto all’interno del quale devono restare.

Sessualità, legami ed educazione, aneddoti comuni e altri meno pensati, assaggi di banditismo e malavita ed infine il massacro, gelido e inaspettato da molti, ma in fondo, preannunciato da alcuni. La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati scoperchia un vaso di Pandora fatto di luoghi comuni e contraddizioni, attese e disattese, destini e percorsi che si incrociano più volte. Gli adulti hanno fiducia nell’istituto, pensando che quelle quattro mura possano tenere al sicuro i figli dai tumulti di quegli anni. Ma ciò che ne esce è la constatazione della realtà fallimentare della scuola cattolica, che non riesce fino in fondo ad evitare la gemmazione di ideali criminali nelle menti di studenti a cui viene insegnato di stare seduti. A non mancare è una riflessione sull’insegnamento e sull’educazione privata che ciascun lettore saprà farsi propria per una considerazione generale su un’opera difficile da classificare ma facile da assorbire.

Il film La Scuola Cattolica, ispirato dal romanzo di Albinati, con Benedetta Porcaroli, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca, uscirà nelle sale italiane il 7 ottobre.

Elisabetta Di Cicco