Lo sguardo sul mondo di Vivian Maier

Scatti di vita rubati, senza filtri, spontanei. È questa l’arte di Vivian Maier, una delle street-photographer più famose della storia.

vivian maier

Vivian Maier

Nasce a New York il 1° febbraio 1926 e trascorre gran parte della sua vita con i bambini – che saranno fra i soggetti preferiti delle sue fotografie – svolgendo la professione di tata per circa 40 anni. Inizia ad appassionarsi alla fotografia quando si trasferisce a Chicago – aveva circa 30 anni – e i suoi scatti testimoniano la quotidianità americana fra gli anni ’50 e la metà degli anni ’60.

I soggetti immortalati da Maier sono paesaggi, persone che passeggiano, bambini che giocano, ma anche che piangono, dettagli lungo le strade, curiosità che dal suo occhio diventano arte. Tantissimo sono anche gli autoritratti.
Vivian Maier utilizzava una macchina fotografica Rolleiflex e un apparecchio Leica IIIc. La sua vita e il suo lavoro sono stati oggetto di libri e documentari.

vivian maier

Quasi una sconosciuta

La Maier non era mossa dalla voglia di fama e gloria, ma unicamente dalla curiosità per le cose semplici, trascorre così la vita nel completo anonimato. Sarà solo nel 2007 che la sua opera verrà scoperta, per puro caso.

Verso la fine dei suoi anni, la Maier si trovò in gravi difficoltà economiche. La maggior parte dei suoi averi, compreso un box contenente tutti i suoi rullini non sviluppati furono messi all’asta.

vivian maier

Nel 2007, John Maloof, un giovane statunitense alla ricerca di materiale iconografico sulla città di Chicago, compra in blocco ad un’asta per 380 dollari un box pieno di oggetti espropriati ad una donna. Fra le cianfrusaglie trova anche un box pieno di rullini. Dopo aver sviluppato e pubblicato online quelle foto, Maloof andò alla ricerca di quella donna, che non aveva famiglia e che aveva trascorso la vita scattando foto. Dal momento della sua scoperta, Maloof ha svolto una grande attività di divulgazione della sua opera fotografica, organizzando mostre itineranti in tutto il mondo.

Noemi Spasari

Questo articolo fa parte della rubrica La donna della domenica.