La mostra di Adolfo Porry-Pastorel a Palazzo Braschi, Roma

Intervista al Professor Enrico Menduni: curatore della mostra sulla nascita del fotogiornalismo in Italia anche grazie al famoso fotoreporter

Il 24 Ottobre 2021 si è conclusa a Palazzo Braschi, nel pieno centro di Roma, la mostra fotografica su Adolfo Porry-Pastorel. Prima di lasciarvi all’intervista, è mia premura fare un piccolo preambolo sul famoso fotoreporter veneto.

Adolfo Porry Pastorel è stato fotografo e artista, considerato il padre del fotogiornalismo italiano e il precursore dei paparazzi, sempre in bilico tra dovere di cronaca e ricerca formale. Nato da una famiglia cosmopolita (nonno francese, nonna inglese) ha come padrino il direttore de Il Messaggero Ottorino Raimondi che lo indirizza prima verso esperienze tipografiche, quindi lo ingaggia come fotografo nel nuovo giornale Vita e poi ne Il Giornale d’Italia.

Nel 1908 fonda l’Agenzia VEDO: Visioni Editoriali Diffuse Ovunque. Inizia così una carriera fulminante, che lo porterà a divenire il maggior testimone della vita romana e nazionale dagli anni ’10 sino al primo dopoguerra. Autore degli scatti che immortalavano i divi e la borghesia dell’epoca, ma anche di foto divenute celebri e specchio del proprio tempo. Come la serie di Benito Mussolini durante la raccolta del grano, alle prese con le grandi parate, come nell’intimità della propria casa. Il suo stile non lo portò però a realizzare mai foto ufficiali, ma a riprendere il “dietro le quinte” e le situazioni più spontanee e imprevedibili.

È stato anche sindaco di Castel San Pietro Romano (che spingerà a diventare set per il film di Comencini “Pane, amore e fantasia” ) dal 1952 fino alla sua scomparsa, avvenuta a Roma il 1º aprile 1960. *Wikipedia

Porry Pastorel con alcuni gatti

Raggiungiamo il Professor Menduni tramite mail, e queste sono le sue risposte. Innanzitutto professore: perché ha scelto Porry-Pastorel? Cosa l’ha spinta e cosa la affascina di questo artista?

Semplicemente perché il Luce aveva 1.700 fotografie sue mai esposte e perché alla sua importanza riconosciuta non corrispondeva alcuna mostra o approfondimento critico.

Roma 24 / 05 / 1940 Paracadutista durante una esercitazione. FARABOLAFOTO 253254

La mostra non si può definire una testimonianza fotografica di carattere neutrale per quanto riguarda gli anni del fascismo, bensì è definita da una prospettiva molto specifica e tangibile in cui il Duce appare sì umano ma a tratti anche ridicolo. Cosa l’ha spinta a voler condividere queste percezioni con i visitatori? 

La fotografia non è mai neutrale. Quella di Pastorel è critica, ma non troppo per evitare di farsi censurare. Sempre sfiorando quel limite.

Come mai secondo lei il Duce era così “tollerante” nei suoi confronti da permettergli di mostrare il suo lato più “umano” attraverso immagini quotidiane come il giocare in famiglia o momenti di svago? 

Perché sapeva che la qualità delle immagini di Pastorel era molto alta. Spesso quelle foto (es. quella con il figlio Romano sulle spalle) diventavano, con pochi sbianchettamenti, icone del regime

Porry-Pastorel divenne sindaco ad honorem di Castel San Pietro per aver chiesto e ottenuto che il paese diventasse il set di “Pane, Amore e Fantasia” , perché scelse proprio il piccolo borgo romano? 

Non è così. Si era ritirato in quel paese dove aveva comprato una casa. Diventa sindaco nel 1953. Poi l’anno dopo convince De Sica a convincere Comencini perché giri “Pane amore e fantasia” a Castel San Pietro. Cercavano un “borgo abruzzese” e Castel San Pietro era molto tipico e, soprattutto, vicino a Roma (35 km.). Avere un sindaco disponibile, e che conosce lo spettacolo, i set, e che organizza tutto è un ulteriore buon motivo per scegliere il paese.

Infine la domanda di rito: quale foto l’ha colpita di più oppure a quale è più affezionato? 

Il paracadutista, che poi è suo figlio (ma l’ho imparato dopo…)

Ottavia Squarti