Revolver e il battesimo psichedelico dei Beatles

Il 5 Agosto del 1966 usciva “Revolver”: settimo album dei Beatles, che non hanno di certo bisogno di presentazioni.

Revolver by The Beatles 1966

La mia scoperta della band è avvenuta intorno ai 14/15 anni (subito dopo la mia fase metal che era stata preceduta da quella country e prima ancora da Hannah Montana, è stato un lungo viaggio!), ho avuto la fortuna di fare per 2 anni un liceo musicale in cui la musica la faceva da padrona: si suonava per i corridoi, al cambio dell’ora, alle feste di fine anno, la musica era sempre presente.

Ricordo che la prima canzone che ascoltai credo sia stata “Yellow Submarine”: un classicone, che però mi ha risucchiato in questo tunnel di scoperta Beatlesiana pieno di colore, amore, frenesia ma anche rabbia, ribellione e rock and roll.

Tra i tredici album della band, “Revolver” è sicuramente il preludio al rock psichedelico che caratterizzerà il gruppo negli ultimi anni di carriera. Le canzoni dell’album infatti, riflettono l’interesse dei membri del gruppo nella sostanza psichedelica nota come LSD (che si dice sia acronimo e protagonista di Lucy in the Sky with Diamonds, del successivo album), la filosofia orientale e l’avant-garde, mentre affrontano temi come la morte e la trascendenza dai beni materiali. Il fatto poi che non avessero piani di portare Revolver in tour li spinse a usare effetti come il double-tracking automatico, varispeed, registrazioni riprodotte al contrario, microfonaggio ravvicinato e brani difficilmente riproducibili dal vivo.

È George Harrison ad aprire l’album con Taxman (al contrario di quanto si possa pensare, in questa canzone è Paul McCartney la chitarra solista), in cui esprime il suo disappunto nei confronti del fisco inglese. Di Harrison sono anche la mistica Love You To, registrata insieme a un suonatore di tabla, che richiama le sonorità indiane da lui tanto amate in quel periodo e in cui compare per la seconda volta il sitar, e I Want to Tell You.

A Paul McCartney si devono invece numerosi pezzi melodici, quali Here, There and Everywhere (da lui considerata la sua migliore canzone di sempre e mi trova d’accordo), Good Day Sunshine, e For No One (altra mia preferita dell’album: struggente e malinconica); ma anche il rock di Got to Get You into My Life, la celeberrima Eleanor Rigby e la filastrocca Yellow Submarine, cantata da Ringo Starr, che sarà poi lo spunto iniziale da cui trarrà vita l’omonimo film d’animazione.

Ma i brani che fanno considerare Revolver un vero prototipo del rock psichedelico, sono quelli di Lennon: I’m Only Sleeping, con nastri di chitarra registrati al contrario; She Said She Said, che si ispira a un trip di LSD; e soprattutto Tomorrow Never Knows, pezzo psichedelico per eccellenza, ispirato al Libro dei morti della cultura tibetana. Il pezzo è basato su un solo accordo di note.

La produzione di questo magico album, come di tutti gli altri, è affidata a George Martin negli Abbey Road Studios di Londra.

Ottavia Squarti