Scannasurice, un ritorno a teatro con una napoletanità palpitante

È trascorso più di un anno dall’ultima volta in sala. L’emozione è forte e alte sono le aspettative, entro a teatro con l’ansia e il dubbio “e se sarà una delusione?”.
Ad aspettare questa testa d’uovo era Scannasurice portato in scena al Piccolo Teatro Mauro Bolognini di Pistoia, con la regia di Carlo Cerciello e interpretato da Imma Villa.

All’ingresso in sala la scena che si presenta allo spettatore è lo scheletro di una casa che ricorda molto un columbarium. La tragedia a cui fa riferimento lo spettacolo è già percepibile anche grazie all’imponente e claustrofobica scenografia di Roberto Crea.

Scannasurice – letteralmente scannatopi – è ambientato nei Quartieri Spagnoli di Napoli, dopo il terremoto del 1980, e mostra una sorta di discesa agli “inferi” di questo personaggio dall’identità non definita, androgina. È un femminiello di Enzo Moscato, una creatura senza identità quasi mitologica.
A dargli vita è Imma Villa in un monologo di un’ora e venti minuti dal ritmo incalzante, un tempo impreciso e non misurabile, come in un racconto affannato, dalla musicalità partenopea, resa ancora più appassionata e patetica dalla corporalità elastica dell’attrice.

Foto di scena @Andrea Falasconi

Il suo essere donna nelle sembianze, ma uomo caricaturalmente (si presenta in scena con in dosso delle mutande “imbottite” e la classica canottiera bianca a coste) rende ancora più grottesco questo scannasurice e ancora più universalmente non definibile. Ma chi sono questi surici? Sono i napoletani stessi, con cui ha un rapporto di amore e odio.
E così narra la sua storia, la tragedia che ha visto e vissuto, il “tremolatutto”, passando da un settore all’altro di questo cimitero a cubi che occupa la scena: striscia, si affaccia, si rannicchia in questo spazio grigio e opprimente.

L’attrice sola in scena riempie di realismo e intensità il personaggio di Moscato, che interpreta con vibrante tensione, valorizzata maggiormente dalle fini e complesse scelte registiche di Carlo Cerciello.

Foto di scena @Andrea Falasconi

Con la stessa fluidità con cui passa da una cella all’altra, nello stesso modo passa dall’essere un travestito senza definizione sessuale precisa all’essere caricaturalmente donna.
Palpitante è la miseria non solo economica, ma ormai degli animi. Una storia è che un urlo contro una religione non più legata alla fede: come testimoniato da un’apparizione in un’improvvisata edicola votiva che prende forma in uno spazio della struttura che compone la “casa” e da cui appare una sorta di Madonna che ricorda una versione avvelenata della Annunciata di Palermo di Antonello da Messina.

Sia all’inizio sia alla fine della messinscena viene narrata la storia da una voce fuori campo registrata dell’attrice, come ci fosse un tentativo di distaccarsi da quella realtà e narrarla come storia sentita e non vissuta.
Particolarmente interessante è l’uso di alcuni oggetti scenici come dei tarocchi che vengono appesi a un filo come quei panni che caratterizzano le strade dei Quartieri Spagnoli e una spada mortale che diventa una croce da processione.

Foto di scena @Andrea Falasconi

Scannasurice nasce nel 1982, a seguito del sisma che ha devastato l’Irpinia e danneggiato la città di Napoli, che segnerà un punto fondamentale nella vita di Enzo Moscato, che in quel momento tornerà a Napoli (dopo aver vissuto a Roma) e non la lascerà mai più.
Di Scannasurice esistono due finali diversi, uno scritto da Moscato e uno messo in scena da Annibale Ruccello che ne curò la regia: Cerciello coniuga queste due conclusioni in una morte simbolica nel segno di un pessimismo che lascia poche vie di fuga.

Foto di scena @Andrea Falasconi

Tornare a teatro, dopo tutto questo tempo, dopo più di un anno di crisi generali e trovarsi uno spettacolo così potente, vivo e palpitante è il miglior auspicio per tutti gli amanti del genere.

Noemi Spasari

Foto di scena @Andrea Falasconi

SCANNASURICE
di Enzo Moscato
regia Carlo Cerciello
con Imma Villa
scene Roberto Crea
suono Ubert Westkemper
musiche originali Paolo Coletta
costumi Daniela Ciancio
disegno luci Cesare Accetta
aiuto regia Aniello Mallardo
assistenti alla regia Tonia Persico e Serena Mazzei
produzione Teatro Elicantropo Anonima Romanzi e Prospet