The French Dispatch – Il The New Yorker di Wes Anderson

Presentato in anteprima mondiale a Cannes 2021, con un ritardo di almeno un anno, finalmente The French Dispatch è uscito nelle nostre sale. Il nuovo film del regista visionario ed esteta Wes Anderson è soprattutto un omaggio al giornale statunitense The New Yorker.

The French Dispatch of the Liberty

The French Dispatch è un lungometraggio diviso in sei parti diverse con una durata differente tra loro. Il primo frammento è una presentazione che spiega la nascita del supplemento culturale della domenica del quotidiano Evening Sun di Liberty, Kansas.

Questo giornale però non viene redatto in America, ma nell’immaginaria cittadina francese Ennui-sur-Blasé ed è stato fondato e diretto da Arthur Howitzer Jr. interpreto da Bill Murray, l’attore più feticcio di Wes Anderson. Fin dalle prime immagini si viene catapultati nell’immaginario mondo simmetrico e dipinto di colori pastello di cui siamo sempre stati abituati dal cinema di Anderson. La redazione dell’inserto è letteralmente una sfumatura unica di tutti i gialli disponibili, ma appena ci si abitua al colore, la trama cambia tono.

La voce narratrice di sottofondo, in originale Anjelica Huston, annuncia la morte del direttore e la chiusura del giornale che avverrà dopo una commemorativa edizione. Quindi da qui il film sarà un susseguirsi di quattro reportage differenti, degli articoli raccontati dai migliori giornalisti, che scrivono per l’inserto culturale.

Le storie di The French Dispatch

Il reporter di ciclismo

Il primo capitolo è quello del reporter Herbsaint Sazerac, Owen Wilson altro feticcio del regista, che in sella alla sua bici fa da guida turistica in giro per i quartieri di Ennui-sur-Blasé. Un reportage che mette a confronto le condizioni sociali del passato e del presente, che per lo stile sembra uscito dalla penna del fumettista francese Sempé.

Il capolavoro nel cemento

La seconda storia è raccontata dall’esperta d’arte del giornale J. K. L. Berensen, una irriconoscibile, ancora una volta, Tilda Swinton. Benicio Del Toro è l’artista Moses, che sta scontando una pena per omicidio, nel carcere di Ennui dove intanto sviluppa una relazione con una donna.

Simone, l’attrice Lea Seydoux, che si sveste dai suoi abiti da guardia carceraria per fare da modella al pittore, che intanto è stato notato da Julien Cadazio che lo farà diventare uno stimato maestro espressionista. Il mercante è interpretato da Adrien Brody al suo terzo film di Wes Anderson. Questo capitolo è anche il più divertente dell’intero film, che ricorda molto lo spirito del precedente Grand Budapest Hotel.

Revisioni a un manifesto

Ritorna sullo schermo pure Frances McDormand, come Lucinda Krementz, una reporter scrittrice di politica che si imbatte e racconta il Maggio francese del 1968. In questo terzo capitolo troviamo Timothee Chalamet nei panni di Zeffirelli, il leader della rivolta studentesca cittadina che sarà conosciuta come la ” rivoluzione della scacchiera”. “Revisioni a un manifesto” gioca con l’uso del colore e con il cambio bianco e nero, omaggiando Jean-Luc Godard e la Nouvelle Vague.

La sala da pranzo privata del commissario di polizia

L’ultima e quarta storia si presenta inizialmente come un’intervista in uno studio televisivo al critico enogastronomico del French Dispatch. Roebuck Wright, l’attore Jeffrey Wright, racconta di una cena privata con il commissario di Ennui, Mathieu Amalric, preparata dal poliziotto-chef Nescaffier interpretato da Steve Park.

Purtroppo la deliziosa serata viene interrotta dal rapimento di Gigi, il figlio del capo della polizia, da qui il giornalista si ritrova a vivere un rocambolesco inseguimento che si trasforma in una sequenza animata 2D realizzata da Gwenn Germain, ispirato dai fumetti di TinTin di Hergé.

L’epilogo finale

Per concludere il film si chiude con un sesto frammento che racchiude una breve sequenza, dove tutti i collaborati si trovano nella redazione e creano insieme un ultimo numero per onorare la memoria di Howitzer e del French Dispatch.

The Wes Dispatch

Wes Anderson con The French Dispatch realizza un suo personale omaggio al passato, ma non solo quello per il cinema europeo con cui è cresciuto ma anche al vintage e al giornalismo americano del New Yorker.

Il creatore delle numerose copertine della fittizia rivista, che sono state usate anche nei titoli di coda o come locandine per promuovere il film stesso, sono illustrazioni di Javi Aznarez collaboratore e disegnatore del già appena citato periodico newyorkese.

Simona Adele Tavola