Virgilio Sieni: la letteratura del gesto nelle terzine dantesche

Nello spazio della Storia, il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, anime si incontrano. Corpi di cittadini, bambini, giovani, anziani, danzatori, disabili appartenenti a diverse culture ed estrazione sociale, si intrecciano nel luogo di un viaggio onirico.

Sono i 150 interpreti della Divina Commedia Ballo 1265, riscrittura danzata ad opera di Virgilio Sieni, coreografo toscano, sensibile a variegati linguaggi artistici e in grado di mettere in luce il corpo come culla di accoglienza delle diversità.

In occasione dei 750 anni dalla nascita del sommo poeta, lo spettacolo, che conobbe il suo debutto il 28 dicembre 2015, è stato nuovamente mandato in onda su Rai5 il 24 marzo.

La suggestiva architettura maestosa del Palazzo che ha ospitato la prima democrazia fiorentina apre le porte ad una comunità del gesto, ad un corpo politico che esprime in 60 azioni teatrali, sulla partitura ritmica live delle percussioni di Michele Rabbia, le tre cantiche dantesche Inferno, Purgatorio e Paradiso. Nella prima le anime corporee fluttuano, muovendosi come da una sponda all’altra, in un semplice agire che diventa tattilità di una vicinanza. Nella seconda, divisi in 15 gruppi, con l’utilizzo di trovarobato composto da coperte, bastoni, teli di cellophane, taniche vuote, mattoni costruiscono e disfano delle baraccopoli, mentre ogni individuo mette in scena un rituale che diventa il purgare dell’io interiore alla ricerca di un riscatto. Nell’ultima parte, il Paradiso, lo spettatore viene investito da una sensazione di sospensione; vi è una sorta di proliferazione del gesto che apre la finitudine corporea ad infinite possibilità. Gli interpreti, disposti in file, mostrano l’organicità orizzontale del movimento: si incastrano, si mescolano e ricompongono in un abbraccio che salva, nell’unione che trascende l’umano e che tanto risente della coralità gestuale degli spettacoli icona del Tanztheater di Pina Bausch.

In un mondo che oggi è privato della bellezza redentrice dei contatti, piagato dalla chiusura di spazi artistici, la visione di questo spettacolo continua a vibrare di una forza crudelmente nostalgica. L’inarrestabile danza collettiva di purificazione, messa in scena da Sieni, sembra un invito a non smettere di credere che la potenza del gesto può essere ancora possibile e che oltrepassa i confini di un inferno tutto terrestre.

Gabriella Birardi Mazzone