“We are who we are”: Italia e America si uniscono nella serie di Luca Guadagnino

Oggi vi parliamo della miniserie italo-americana “We are who we are” co-diretta e prodotta da Luca Guadagnino per HBO e Sky Atlantic e trasmessa in Italia da Sky Atlantic nell’Ottobre del 2020.

La miniserie si concentra sulle vite di due adolescenti americani che vivono in una base militare statunitense a Chioggia (vicino Venezia), nel 2016, pochi mesi prima dell’elezione di Donald Trump. Come cornice della storia ci sono i ragazzi che gravitano lì attorno: soldati, figli di soldati e teenager italiani che vivono nei dintorni. Gli equilibri si rompono quando alla base arriva il nuovo comandante, Sarah (Chloe Sevigny) , con la compagna e il figlio Fraser (Jack Dylan Grazer).

Quest’ultimo rimane ai margini del gruppo ma sviluppa un legame speciale con Caitlin (Jordan Kristine Seamon) , la figlia di un graduato trumpiano. Da qui in avanti si approfondisce il rapporto fra Fraser e Caitlin e la loro relazione con l’esterno, mettendo in scena quel misto di paura ed entusiasmo, ansia e voglia di mangiarsi il mondo che è così tipico dell’adolescenza.

Insomma “We are who we are” racconta dei giovani e degli adulti, dell’amicizia e dell’amore, dell’Italia e degli Stati Uniti, dell’esercito e della famiglia, del corpo e dell’identità sessuale. Parla di tutto e di niente.

Guadagnino è uno di quei registi sicuramente molto bravi, ma con alle spalle degli ottimi collaboratori, sopratutto nel reparto fotografia e scenografia.

E’ uno di quei registi, passatemi il termine, un pò paraculi, che rimane famoso all’estero (sopratutto in America) perché mostra agli americani ciò che loro vogliono vedere dell’Italia: il mare, la pizza, gente che strilla, i mercati, gli anziani etc.

Qui vediamo rappresentato un lungo, affascinante  e dettagliato viaggio nell’adolescenza: i primi amori, le prime esperienze, i primi dubbi e le prime scoperte.

Per quanto riguarda il ritmo della serie, come è tipico della filmografia di Guadagnino, esso è volutamente molto lento. Anche in altri lavori da lui diretti, si assapora ogni singolo momento dell’azione rendendola il più possibile fedele alla realtà.

Credo che questo sia un aspetto che per il prodotto cinematografico ci si possa permettere, ma per un prodotto televisivo risulta stucchevole. Infatti io stessa ho fatto molta fatica ad arrivare a fine serie. Un conto sono grandi pause distribuite su 1 ora e mezza, un conto sono pause molto lunghe per ogni puntata della serie che dura in media 60 minuti.
Diciamo che lo perdoniamo perché “We are who we are” è il suo primo lavoro per la tv.

Ottavia Squarti